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Incontro con Luciano Alban, Presidente del Com.It.Es di Zurigo - di Carmelo Vaccaro

Nei giorni scorsi il CGIE ha chiesto il rinvio delle elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es. e dello stesso CGIE.  Lo stato attuale di tali importanti organi eletti, dovuto a 5 anni di silenzi e inefficienza, rende difficile qualsiasi giustificazione per questa proposta di deroga. Molti Com.It.Es. nel Mondo cercano di fare quello che possono ma, purtroppo, si trovano spesso in situazioni di incompatibilità con coloro che li occupano. In questo testo parleremo del Com.It.Es. di Zurigo che, insieme a quello di Berna e Neuchâtel, è attento o quantomeno cerca di evidenziare le esigenze dei cittadini italiani che rappresenta.


Parliamo del Com.It.Es. della Circoscrizione Consolare di Zurigo
Luciano Alban, nato nel 1946 a Montebelluna, in Provincia di Treviso, risiede da molti anni a Zurigo, dopo un’esperienza in Germania. Da sempre presente nel mondo dell’associazionismo, portavoce dei Veneti all’estero come presidente della CAVES (Confederazione Associazioni Venete in Svizzera) e attivo nelle ACLI, ha visto la trasformazione che negli anni le associazioni hanno inevitabilmente subito, seguendo i cambiamenti storici e sociali di entrambi i paesi. Luciano Alban, da molti anni Presidente del Com.It.Es. della Circoscrizione Consolare di Zurigo, ha risposto alle nostre domande.

Di che cosa hanno bisogno i COMITES per raggiungere un migliore livello rappresentativo?
Ci sono diversi fattori che determinano la qualità e il livello di rappresentanza di un Com.It.Es. Uno degli aspetti fondamentali è la capacità d’informazione verso la comunità italiana. Inoltre, per poter lavorare con efficacia, c’è bisogno di una segreteria operativa. Al Com.It.Es. di Zurigo abbiamo una segretaria che da 19 anni lavora al 60%, conosce le leggi, la contabilità e ha competenze sia verso le istituzioni italiane che verso quelle svizzere. È diventata un punto di riferimento soprattutto per la nostra numerosa comunità di anziani. Per poter usufruire di questa importante funzione abbiamo trovato delle forme di autofinanziamento progettando iniziative per gli anziani. Circa il 50% dello stipendio della segretaria viene pagato con contributi propri. La legge sui Com.It.Es. dà ampie possibilità d’intervento, ma pochissime risorse per poter operare. Sta nella capacità degli eletti progettare iniziative e progetti da presentare al Ministero del MAECI per farli approvare e finanziare. Chi viene eletto deve assumersi delle responsabilità e, in forma di volontariato, mettere come impegno prioritario il servizio verso i cittadini. Inoltre è importante avere sempre capacità di interloquire con il Consolato di riferimento. Senza essere servizievoli, è necessario dialogare, per farsi portavoce di rivendicazioni ed esigenze dalla comunità. 

Quali sono i punti deboli delle nostre rappresentanze, Com.It.Es. e CGIE, per cui è necessaria una riforma urgente?
La più importante riforma sta nell’attuale sistema di voto. Per poter ricevere il plico per votare bisogna preventivamente iscriversi a una lista elettorale del rispettivo Consolato di appartenenza. Per fare un esempio, a Zurigo, quando tutti gli aventi diritto ricevevano il plico elettorale, avevamo una partecipazione di elettori del 35/40%. Con l’opzione applicata nelle ultime votazioni si è passati a una partecipazione di poco meno del 4%. Un COMITES non è sufficientemente rappresentativo con questa percentuale di voto. Inoltre, le strutture consolari sono tutte con carenza di organico, e se a questo si aggiungono le difficolta create con l’emergenza COVID, ci troviamo in una situazione diventata insostenibile. Ricevo giornalmente proteste, anche molto pesanti, di connazionali che hanno grandi difficoltà a comunicare con gli uffici del Consolato.

Una scarsa sinergia tra organi eletti e parlamentari eletti all’estero è alquanto evidente. Come si potrebbe ricucire questo rapporto anche in vista dei tagli dei parlamentari?
Si tratta di una questione culturale. I parlamentari eletti all’estero, indipendentemente dalle liste di appartenenza, dovrebbero avere delle sessioni proprie per discutere esclusivamente sulle problematiche degli italiani all’estero.

Di cosa hanno bisogno urgentemente gli italiani in Svizzera e all’estero?
Di più attenzione e di più concreta rappresentanza. Considerando che gli italiani all’estero sono quasi il 10% di tutta la popolazione italiana, essere rappresentati solo da un Sottosegretario (a mio avviso di poco peso) è un fatto che la dice lunga sulla considerazione che il Governo e le forze politiche che lo sostengono danno alle comunità italiane all’estero.

Come hanno vissuto il tempo della Pandemia i Com.It.Es. in Svizzera? Quali limitazioni hanno subito e come sono riusciti a svolgere il lavoro?
Per quanto riguarda il Com.It.Es. di Zurigo, tutte le riunioni si sono svolte in videoconferenza, con una partecipazione ancora maggiore rispetto alle riunioni in presenza. La segreteria operativa è stata potenziata. In pratica le segreteria del Com.It.Es. è diventata un ufficio distaccato del Consolato, aiutando tutti quelli che non riuscivano a comunicare con gli uffici consolari. Abbiamo ottenuto anche un contributo ministeriale per avere una psicologa a disposizione di persone con gravi difficoltà dovute al COVID.

Che cos’è esattamente l’Intercomites, e quale ruolo è chiamato a svolgere?
L’Intercomites è il coordinamento tra i vari presidenti dei Com.It.Es. in ogni Paese. La legge prevede degli incontri, convocati dall’Ambasciata, con i Presidenti Com.It.Es. e i Consoli delle varie sedi consolari per discutere sui problemi della comunità italiana. Si prendono iniziative con delle linee comuni per tutte le Circoscrizioni consolari, nel nostro caso delle Svizzera.  

Ringraziamo il Presidente Alban per aver concesso di rispondere alle nostre domande, e gli auguriamo un futuro pieno di soddisfazioni e successi personali.