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LE GIORNATE DI PALERMO SEGNANO LA NUOVA PRIMAVERA DEGLI ITALIANI ALL’ESTERO – DI MICHELE SCHIAVONE

l Consiglio generale degli italiani all'estero è riuscito a far scoppiare il tappo che comprimeva nello stomaco la voglia di volare di 115 farfalle, le quali a Palermo hanno trovato la forza per sprigionare l’energia utile a spiegar le loro ali per sentirsi libere da condizionamenti e felici di costruire il proprio futuro, colorando di speranza e ambizioni la primavera palermitana.

A Palermo la forza dei giovani italiani all’estero ha scoperchiato il vaso di Pandora che da anni ostruiva le urgenti istanze di rinnovamento, che non possono più essere disattese: i miglioramenti dei servizi consolari, l’incremento delle risorse alla promozione linguistica e culturale, la valorizzazione della rappresentanza nei paesi esteri e nel parlamento italiano, il consolidamento delle politiche a favore degli italiani all’estero mediante nuove forme e strumenti partecipativi che passano e si alimentano dei principi della libera circolazione.


IL LINGUAGGIO COMUNE DELLA LIBERTÀ
I nostri ragazzi, parlando lo stesso linguaggio, si sono innamorati della libertà, dell’utopia, delle diversità e della condivisione di idee, di culture e di storie declinandole al futuro prossimo, impegnandosi ad affermarle su larga scala, ovunque riusciranno a relazionarsi con i loro coetanei nei luoghi più vivi e silenziosi del mondo.

Nel nuovo mondo non è più tempo, per i governanti, di far vetrina, né di promesse violate e vanificate dalla slealtà dei principi. Il CGIE fa proprie le rivendicazioni dei giovani alla libertà di emigrare com’è disposto nella Costituzione repubblicana, ma se l’emigrazione è forzata, allora chiede allo Stato l’impegno di facilitarne l’integrazione nei paesi d’accoglienza e di favorirne il rientro.

Ritornando a casa si portano un’idea nuova e feconda del mondo, costituito di società composite, strutturate su pensieri lunghi, colorate di passione e voglia di vivere, nel quale la diversità è un valore e l’identità una parte dell’essere, nato da un atto d’amore che le salva dalla ferita subita allontanandosi dalla terra d’origine.

RIDURRE LE DISTANZE GENERAZIONALI
Le giornate di Palermo hanno regalato ai giovani gli strumenti assieme alla cassa degli attrezzi per rimarginare le cicatrici, che li hanno visti partire o sognare i luoghi degli avi prima di insediarsi altrove, nelle loro nuove terre d’adozione. Il loro spirito rigenerativo contribuirà ad aggiornare i costumi, le tradizioni sedimentate nella Comunità italiana all’estero, e auspicabilmente a ridurre le invalicabili distanze generazionali.

L’entusiasmo di cui sono portatori è messo alla prova a undici anni di distanza dalla Conferenza mondiale dei giovani, per scongiurare il sogno infranto dei loro coetanei e, perciò, la loro nuova sfida è ostinatamente votata al successo, da costruire attraverso una rete basata su pochi e sicuri pilastri concreti e condivisi: la formazione, il lavoro, la comunicazione, l’interculturalità da tradurre in un nuovo modo di pensare e di relazionarsi da promuovere con la partecipazione attiva alla vita sociale e politica.

Il dinamismo giovanile che ha caratterizzato il gioioso seminario svolto nel capoluogo siciliano ha irrobustito e concretizzato le proposte già proprie del CGIE, che oggi ha una marcia in più e può contare su forze nuove e ricche di buoni propositi.

SOLLECITAZIONI PER LE CLASSI DIRIGENTI
Insomma, il seminario ha finalmente svelato attraverso occhi disincantati i ritardi percepiti e presenti all’estero tra i nostri connazionali. Le loro sollecitazioni incalzano la classe dirigente del nostro Paese a spingersi oltre le colonne d’Ercole dell’immobilismo caduco della politica e dell’amministrazione pubblica perché, se nel nuovo millennio il mondo ha subito dei profondi mutamenti, in Italia i cambiamenti resistono e vengono evocati solo durante le campagne elettorali, lasciando immutati gli annosi squilibri economici, sociali e culturali persistenti tra le diverse classi sociali, tra le generazioni e tra le aree geografiche.

Come è irrisolta la questione meridionale, nel nostro Paese permane la questione emigrazione bisognosa di politiche attive soprattutto a favore dei giovani, formati e pronti ad assumere responsabilità, i quali sono costretti dalla disoccupazione galoppante a lasciare il paese. Il trend degli espatri degli ultimi dieci anni è allarmante e senza l’attenzione del governo resterà un capitolo di difficile soluzione.

La città di Palermo e la Sicilia hanno ispirato i giovani partecipanti al Seminario ad approvare “la Carta o il Patto di Palermo”, nel quale sono indicati diversi progetti di rinnovamento per gli italiani all’estero da realizzare con Il Consiglio Generale degli Italiani all’Estero, con i Com.It.Es. e con le associazioni regionali e quelle presenti nei loro paesi d’insediamento. Ai ragazzi il CGIE augura di far vivere e realizzare i loro sogni.