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DECRETO SICUREZZA E MODIFICHE AL CODICE DELLA STRADA: UNA LEGGE CHE IGNORA GLI ITALIANI ALL’ESTERO - DI CARMELO VACCARO

Con la conversione in legge del decreto sicurezza (Dl 113/2018), votata lo scorso 28 novembre dalla Camera, in Italia diventa vietato anche guidare l’auto di un parente, di un amico o di un collega che abitano all’estero. È un effetto collaterale, probabilmente indesiderato, della stretta inserita nel Codice della strada contro i “furbetti della targa estera”.


Dunque, ancora una volta, le esigenze degli italiani all’estero vengono ignorate come se non interessasse a nessuno i milioni di euro che, ogni anno, entrano grazie al ritorno in “Patria” di noi, come possiamo definirci “italiani”?

Dopo i proprietari di immobili che sono stati assillati con tutte le tasse possibili, questa volta ad essere penalizzati, saranno gli italiani residenti all’estero con auto con targa straniera. A creare nuovi problemi agli italiani fuori dai confini è proprio il “Decreto Sicurezza” che, dopo essere entrato in vigore, alla fine del 2018, ha causato a tanti italiani soprattutto frontalieri, parecchi problemi con esborsi pesanti.

A qualche mese dell’entrata in vigore, si delineano già i primi risultati negativi, soprattutto nelle zone di confine. Pertanto, ci siamo immersi in quella che è una vera e propria confusione, per capire meglio la dinamica di questo complesso “Decreto Sicurezza”. Abbiamo chiesto a diversi addetti ai lavori che ci hanno risposto inviandoci i loro pareri o precisazioni.

La prima ad essere stata interpellata è stata l’On. Angela Schirò (PD) che ha fatto un’interrogazione parlamentare in proposito ai problemi che, a suo parere, incombono sugli italiani all’estero con l’entrata in funzione del “Decreto Sicurezza”.

On. Schirò, quali sono le problematiche a cui vanno incontro gli italiani all’estero con tanto discusso “Decreto Sicurezza”?

“Per gli italiani all’estero il “Decreto Sicurezza” riserva molte sorprese. Intervenendo in materia di circolazione degli autoveicoli, infatti, la legge ha modificato l’articolo 93 del Codice della strada con l’obiettivo, condivisibile, di arginare la cosiddetta esterovestizione dei veicoli o l’intestazione fittizia di veicoli immatricolati all’estero. L’applicazione della normativa, tuttavia, in mancanza di chiare disposizioni, ha finito per colpire moltissimi cittadini italiani residenti all'estero che utilizzano veicoli di proprietà con targa straniera. In queste ultime settimane, sono state decine le segnalazioni di connazionali residenti in Europa che denunciano di essere stati sanzionati. Per questa ragione, ho presentato un’interrogazione ai Ministri Salvini e Toninelli in cui chiedo di chiarire quale sia la documentazione di cui il cittadino italiano residente all’estero debba dotarsi se iscritto AIRE, o non ancora iscritto AIRE in quanto residente all'estero da meno di 12 mesi. Questo anche per evitare, come ripetutamente segnalato, che vengano sanzionati cittadini AIRE che, in seguito ai controlli, risultino ancora iscritti al comune di origine a causa del mancato allineamento delle anagrafi. Ai ministri, inoltre, ho chiesto se non ritengano possibile introdurre – anche attraverso atti amministrativi - forme di “comodato privato” al fine di consentire l'utilizzo di un veicolo con targa straniera (anche per prestito) ai familiari di un cittadino AIRE che, per varie ragioni, risiedono in Italia (sono tanti i casi di familiari, ad esempio, fermati alla guida di un veicolo con targa straniera nel periodo delle festività). Infine, se non ritengano necessaria una capillare campagna informativa mediante la rete diplomatico-consolare e il diffuso network associativo e dei media italiani all’estero, finalizzata a fornire indicazioni circa le nuove disposizioni e i documenti necessari per evitare sanzioni”.

Per una questione di parità di diritti e diritto di replica, abbiamo chiesto all’On. Simone Billi (Lega) cosa ne pensa di questo “Decreto Sicurezza” chiamato anche “Decreto Salvini”.

On. Billi, gli italiani AIRE in Europa si lamentano molto del “Decreto Sicurezza”. Ancora una volta, si ignorano le esigenze di chi è all’estero. Cosa ci dice in proposito?

“La norma ovviamente deriva dalla volontà di bloccare chi elude gli obblighi assicurativi, fiscali e chi intende con questo mezzo non pagare le multe che prende in Italia, perché tanto chissà da dove arriva. Le eccezioni principali a questa norma sono nel caso in cui il veicolo immatricolato all'estero sia in leasing o in locazione senza conducente da impresa costituita in un altro Stato membro dell'Unione europea, e nel caso in cui il veicolo sia stato concesso in comodato ad un lavoratore o collaboratore di un'impresa costituita in altro Stato membro dell'Unione europea o aderenti allo Spazio economico europeo. L'obiettivo è pertanto quello di contrastare il fenomeno della cosiddetta esterovestizione che, negli ultimi anni, ha assunto particolare rilevanza. Si tratta quindi di disposizioni importanti, che già stanno conseguendo gli obiettivi per i quali sono state introdotte, ossia “beccare” i furbi che usavano targhe straniere per circolare in Italia e non pagare quello che dovevano pagare. In alcuni casi particolari, le nuove disposizioni dovranno essere raccordate con altre già vigenti, e stiamo lavorando proprio su questo. Il provvedimento è stato fatto per gli stranieri che vengono in Italia a fare i furbi, ma la legge è generale per cui vengono colpiti anche i cittadini italiani residenti all’estero che si comportano correttamente. Colpire i furbetti con la targa straniera è un diritto e dovere nei confronti di tutti quelli che invece in Italia pagano le tasse, pagano le multe e pagano l'assicurazione. Sto lavorando per sensibilizzare maggiormente il Governo e cercare di migliorare questa legge, in particolare nei confronti degli italiani che vivono in Europa, come ad esempio San Marino, Svizzera, Austria, Francia, Germania. Questi sono infatti i paesi dove gli italiani residenti più facilmente raggiungono l’Italia con la propria auto con targa straniera”.

Per una maggiore precisazione, abbiamo interpellato il Touring Club Svizzero di Ginevra che ci ha inviato la seguente: “Quando si prende in prestito un auto l’autorizzazione all’utilizzo è obbligatoria. Le autorità italiane controllano severamente se conducente e proprietario corrispondono, per evitare il traffico di auto rubate. L’autorizzazione all’utilizzo deve essere convalidata dal comune di residenza (del proprietario del veicolo), da un notaio o presso la polizia. Le autorità trattano in maniera differente le certificazioni. Per questo vi consigliamo di contattarle anticipatamente. Con il timbro viene convalidato il valore giuridico della firma del proprietario. In caso di sospetto traffico di auto rubate, le autorità italiane possono sequestrare il mezzo. Quindi valgono le seguenti restrizioni doganali: se l’immatricolazione del veicolo e la residenza del conducente è in Svizzera e viaggia in Italia è in regola; se la residenza del conducente è in Svizzera e guida un auto immatricolata in Italia, in Italia, non è in regola; non è in regola nemmeno se la residenza del conducente è in Italia e guida un veicolo con l’immatricolazione in Svizzera in Italia. Le violazioni delle restrizioni doganali saranno severamente punite. Le persone residenti in Italia, indipendentemente dalla nazionalità, che guidano un veicolo immatricolato all'estero, che ne siano proprietari o solo conducenti, pagano una multa da 712 euro a 2848 euro. Anche il veicolo sarà confiscato. Pertanto, coloro che guidano in Italia con la propria auto non devono prestare il proprio veicolo ad una persona residente in Italia, compresi i parenti”.

Comunque per stare tranquilli basta avere tutti i documenti in regola: patente Svizzera, permesso di residenza in Svizzera, carta identità italiana con indirizzo svizzero regolarmente indicato e una copia dell’iscrizione all’aire, eventuale permesso del proprietario per la guida dell’auto con targa straniera. In questo modo le autorità nulla potranno eccepire né procedere ad elevare sanzioni.

In conclusione mi viene da pensare che, volendo a tutti i costi fare meglio, alla fine si fa peggio. In questo gioco dove il cane si morde la coda, spesso a farne le spese sono sempre gli italiani all’estero. Forse, sarebbe ora che si istituisse un Ministero per i più dei cinque milioni di italiani iscritti all’AIRE, al fine di legittimare gli stessi diritti degli italiani in Italia. Dare la possibilità di un giusto riconoscimento del ruolo che gli italiani dell’altra Italia ricoprono nel mondo, altrimenti, di questo passo, non saprei capire l’importanza di possedere un Passaporto italiano per un italiano all’estero.