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EUROPA, SCIOPERO DELLE DONNE, EMIGRAZIONE: IL LABORATORIO PER LA SINISTRA IN SVIZZERA FISSA ALCUNI IMPEGNI

Il 23 febbraio scorso si sono incontrati a Berna i rappresentanti del Laboratorio per la Sinistra di Zurigo, Berna e Ginevra. È stato un pomeriggio di lavoro e di discussione “molto proficuo”, cui ha partecipato anche un rappresentante dell’Associazione Itaca, che ha fornito importanti spunti di collaborazione al Laboratorio. Oltre a fare il punto sulla organizzazione, la discussione ha riguardato politici temi di grande interesse, di cui il Laboratorio fa il resoconto che pubblichiamo integralmente di seguito.


1. Il voto europeo di maggio. Per ciò che concerne il voto per il rinnovo del Parlamento europeo, si prende atto che a tutt’oggi non è possibile prevedere quali e quante liste rappresenteranno la sinistra italiana e quale sarà la loro articolazione rispetto alle famiglie politiche europee. Nel dibattito sono emerse due preoccupazioni.
La tentazione, da una parte, di dar vita ad un indistinto cartello europeista in cui il ruolo dei partiti e le loro differenti proposte scoloriscono: è questa la strada prefigurata dal Manifesto di Carlo Calenda. Il rischio, dall’altra parte, di una frantumazione di liste a sinistra, tutte a caccia del quorum del 4% e quindi necessariamente in concorrenza tra di loro. A fronte di questo scenario il Laboratorio per la Sinistra non può esprimere alcuna indicazione di voto.

2. Il dibattito sull’Europa
. Ci limitiamo a fare appello perchè si esca dal dibattito generico sulla dicotomia “europeismo-sovranismo” e ci si concentri su proposte forti e concrete, lontane dalla retorica dell’europeismo di maniera. La sinistra deve battersi per aprire in Europa un processo di integrazione fondato su una ben più effettiva partecipazione democratica dei popoli, su meccanismi di solidarietà sociale che riequilibri il divario tra aree deboli ed aree forti, su politiche fiscali comuni che non consentano ad alcuni paesi di costituirsi come paradisi fiscali, su investimenti in infrastrutture, sulla riconversione ecologica di interi comparti produttivi. Solo costruendo un’Europa che non sprofondi nelle politiche di austerità e non venga vissuta come matrigna, possiamo suscitare una rinascita di passione europeista.

3. Il voto degli italiani in Svizzera
. Constatiamo come anche in questa occasione non si sia riusciti ad individuare una soluzione legislativa che consentisse a tutti gli italiani in Europa di votare nelle sezioni elettorali istituite dagli uffici diplomatici e consolari. I cittadini italiani residenti in Svizzera, a differenza dei connazionali residenti o temporaneamente domiciliati nei paesi dell’UE, dovranno quindi tornare nel proprio comune di origine per esercitare il proprio diritto di voto. Anche se i tempi sono ormai strettissimi, facciamo appello ai gruppi parlamentari affinché venga esperita ogni possibile via per estendere l’esercizio del voto in loco anche agli italiani residenti al di fuori dell’UE.

4. La Svizzera e l’Europa: il nodo dell’Accordo-quadro
. In Svizzera è in corso un acceso dibattito sull’Accordo quadro con l’Unione Europea. Un Accordo che dovrebbe puntellare i principi degli Accordi bilaterali e inserirli in una cornice istituzionale più solida. Di fatto il consolidamento del bilateralismo, che da anni costituisce la linea strategica della Confederazione rispetto all’UE. Le Organizzazioni sindacali svizzere e parte della sinistra vedono in questo Accordo quadro il rischio di un grave allentamento delle cosiddette misure di accompagnamento sui livelli salariali e su tempi e regoli regole di autorizzazione di aziende dell’UE in Svizzera. È evidente che la sinistra svizzera si trovi di fronte ad una scelta lacerante: da una parte la necessità di non rompere il rapporto con l’UE e soprattutto mantenere il regime della libera circolazione che ha notevolmente giovato all’economia svizzera; dall’altra il timore reale di dover ridurre anche drasticamente le retribuzioni in conseguenza della concorrenza al ribasso di ditte estere. Da parte nostra, pur condividendo le linea sindacale, riteniamo importante non demordere dalla trattativa, ponendo comunque al primo posto la necessità di beneficiare della libera circolazione e delle opportunità che essa offre a migliaia di cittadini di altri paesi di inserirsi nel mercato del lavoro svizzero. Certamente resta importante una grande campagna europea per una armonizzazione a livelli alti dei salari e di una conseguente riduzione dei costi di vita, con l’obiettivo di perseguire condizioni più uniformi di benessere. Votare No all’Accordo quadro insieme alle destre svizzere chiuderebbe la Svizzera in un isolamento dannoso e pericoloso.

5. Dibattito sui temi salariali
. Sul tema delle politiche salariali il Laboratorio si impegna a promuovere nei prossimi mesi alcuni dibattiti con esponenti politici e sindacali svizzeri ed italiani affinché la nostra comunità partecipi attivamente a questa discussione e dia il suo contributo specifico su una tematica di notevole importanza in tutta Europa. Una discussione, questa, che si intreccia per altro con le proposte sui minimi salariali di cui si discute finalmente anche in Italia.

6. Lo sciopero delle donne
. Il prossimo 14 giugno sarà in Svizzera un giorno storico: lo sciopero delle donne. Il Laboratorio si impegnerà a promuovere la massima partecipazione a questa mobilitazione nazionale per la parità dei diritti ed in particolare per l’uguaglianza dei salari. Sarà nostro impegno sensibilizzare soprattutto le donne immigrate che costituiscono, in Svizzera, la categoria femminile in assoluto più discriminata, e più ricattata, nel lavoro e nelle retribuzioni. Una presenza massiccia anche di donne italiane porterebbe un valore aggiunto allo sciopero e per questo è importante partire già da subito con iniziative di informazione tra le nostre comunità.

7. Una targa per ricordare Zardini
. Nelle settimane scorso un documentario trasmesso dalla Rai nell’ambito della “Grande storia” ha ripercorso, con immagini drammatiche e suggestive, l’epopea dell’emigrazione italiana in Svizzera, le vicissitudini degli anni sessanta e settanta, le grandi campagne xenofobe dei decenni scorsi. In questo documentario è stato rievocato anche l’agguato razzista di Zurigo in cui fu ucciso Alfredo Zardini un nostro connazionale emigrato da poco a Zurigo. Oltre alla barbara uccisione per mano di un balordo anti-italiano, fece scalpore la sentenza particolarmente mite per l’autore dell’omicidio. Il Laboratorio, impegnato a ravvivare la memoria storica della nostra emigrazione, anche come monito di fronte ai rigurgidi xenofobi e razzisti che attraversano l’Italia di oggi, ritiene che a quasi cinquant’anni di distanza quell’episodio drammatico vada ricordato. La nostra proposta è che la città di Zurigo rievochi, almeno con una targa commemorativa, l’uccisione di Alfredo Zardini. I compagni del Laboratorio di Zurigo intraprenderanno dei passi in questo senso”.