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LO SVIZZIONARIO: LA COMUNITÀ RADIOTELEVISIVA ITALOFONA RILANCIA LA GUIDA ALL’ITALIANO DI SVIZZERA

Lo Svizzionario” nasce dall’incontro di Sergio Savoia e Ettore Vitale. Il primo da sempre interessato alle questioni linguistiche in quel particolare crogiuolo linguistico che è la Svizzera; il secondo giunto in Svizzera da Napoli, colpito dalle particolarità dell’italiano parlato nel Canton Ticino e nei Grigioni. Edito nel 2003, ha venduto circa 40’000 copie ed è giunto quest’anno alla sua settima edizione.


Ad incontrare Sergio Savoia è stata la Comunità radiotelevisiva Italofona, che ha pubblicato l’intervista sul suo nuovo sito. Ne riportiamo di seguito la versione integrale.

“D. Sergio Savoia si tratta veramente di un grande successo. A cosa è dovuto?
R. Credo che le questioni linguistiche interessino alla gente molto più di quanto si pensi. Nel nostro caso poi, da minoranza linguistica italiana fuori dall’Italia, c’è una particolare consapevolezza del ruolo della lingua come vettore identitario. Noi ticinesi ci sentiamo molto svizzeri, ma amiamo profondamente la nostra lingua. Forse abbiamo un leggero complesso di inferiorità – peraltro ingiustificato – in merito alla “purezza” del nostro italiano rispetto a quello parlato in Italia. Ma il libro ha ottenuto un discreto seguito anche in Italia, forse perché rispecchia la sorte della nostra lingua nell’unico paese di una certa grandezza dove ha uno status ufficiale al di fuori dell’Italia.

D. Il volume è strutturato come un dizionario con i termini svizzeri e la traduzione italiana a lato. È veramente così diverso l’italiano-svizzero dall’italiano-italiano?
R. In termini sintattici e morfologici no. È esattamente la medesima lingua. Vi sono invece molte differenze di tipo lessicale. Da questo punto di vista l’italiano in Svizzera equivale all’italiano regionale di altre regioni italiane (non mi riferisco ai dialetti ma all’italiano standard parlato nelle diverse regioni italiane). Quello che è interessante da noi sono i motivi delle deviazioni dallo standard, che hanno essenzialmente a che fare con il ruolo di lingua ufficiale in un paese dove siamo una minoranza, all’influenza delle altre lingue nazionali (tedesco e francese in primis), alla necessità di riflettere la diversa realtà sociale e istituzionale svizzera (pensiamo a tutti i termini che rappresentano la nostra vita politica e sociale, molto diversa da quella italiana). Alcune deviazioni invece riflettono l’influenza del dialetto ticinese (che rientra nella famiglia dei dialetti lombardi). In generale però qui siamo nell’ambito dell’italiano regionale lombardo: se diciamo “bigiare” al posto di “marinare la scuola”, qualsiasi lombardo capisce benissimo di cosa stiamo parlando.

D. Le sezioni particolarmente interessanti e divertenti sono quei brevi approfondimenti che raccontano l’origine, ora istituzionale ora regionale, dei vari termini che differiscono dalla lingua italiana. Il burro con la ferrovia per esempio cosa c’entra?
R. Qui recentemente ho avuto una sorpresona. Tre settimane fa ho sentito in un dibattito politico su La7 Luigi Bersani usare esattamente la stessa espressione con il medesimo significato (grossomodo equivalente a “confondere due cose che non hanno alcuna relazione tra loro”). Quindi anche in questo caso non siamo di fronte a un unicum svizzero italiano. Ma le reazioni che ci sono state ad esempio sui social all’espressione usata da Bersani (che molti accreditavano alla nota creatività linguistica dell’ex segretario PD) dimostrano che in Italia è rarissimo mentre da noi è molto diffuso. La nostra ipotesi è che rifletta un’influenza spagnola. In spagnolo esiste l’espressione “burro y camino de hierro”. In spagnolo confondere l’asino (burro) con la ferrovia (camino de hierro) ha un pochino più senso: sono due cose distanti ma appartengono al medesimo ambito. Le parole “burro” in italiano e spagnolo sono falsi amici. In spagnolo burro si dice invece “mantequilla”. Nella traduzione l’asino spagnolo diventa il burro in italiano, insomma. Noi pensiamo che questa espressione sia un prestito dovuto all’emigrazione verso paesi ispanofoni o forse, sempre che la diffusione sia confermata anche in Lombardia e regioni vicine, dovuto alla dominazione spagnola? Chissà?

D. Germanismi e francesismi sono molto presenti, ma ora si fanno avanti anche gli anglismi. C’è da correre in difesa dell’italiano svizzero?
R. Direi di no. L’italiano è molto vitale nelle regioni italofone (Ticino e valli italofone del canton Grigioni). Il ruolo della Radiotelevisione svizzera nella difesa e nel rafforzamento della nostra cultura e della nostra lingua è stato fondamentale così come, ovviamente, la vicinanza con l’Italia e la forza della lingua e cultura italiana. Le paure di germanizzazione del Ticino, ancora molto forti nella prima metà del XX secolo, oggi non sono giustificate. L’immigrazione italiana ha inoltre contribuito a rafforzare il ruolo dell’italiano anche fuori dai cantoni italofoni. È invece sempre da difendere il ruolo della nostra lingua nell’amministrazione federale, dove invece gli italofoni sono sottorappresentati. Ma se l’italiano non scomparirà dalla Svizzera è grazie anche alla sensibilità degli stessi svizzeri che tengono molto al plurilinguismo, considerato un elemento fondante della nostra identità nazionale. Cosa che si riflette nella legislazione specifica e nelle fortissime garanzie costituzionali.

D. Al volume è anche collegato un sito www.svizzionario.ch in cui ai navigatori viene fatta una insolita richiesta: Trasformati anche tu in delatore linguistico. Cosa intendete?
R. Chiediamo alle persone di indicarci se sentono parole o espressioni svizzere che deviano dallo standard italiano. Insomma, è più facile farsi aiutare dagli internauti, piuttosto che correre in giro noi a cercare la perla linguistica, come si faceva nel passato. E la gente ha risposto con entusiasmo: il materiale per una prossima edizione dello Svizzionario non manca di certo.

Sergio Savoia, 1964 è giornalista e autore, con una lunga esperienza nel mondo dei media, ha lavorato per oltre vent’anni per la Radiotelevisione Svizzera, poi per il WWF, per ritornare nel 2016 alla radio e televisione come responsabile della promozione della RSI. Dal 2003 al 2015 è stato deputato al parlamento cantonale ticinese. Vive a Bellinzona, sposato e padre di due figli”.