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PALERMO CAPITALE ITALIANA DELLA CULTURA 2018 – DI GIANGI CRETTI

“Tramontati i tempi di Tremonti. Non i suoi, ci mancherebbe. Quelli in cui, con sulfurea spudoratezza, da (super)ministro dell’economia, diffondeva una sua convinzione: con la cultura non si mangia. Ce lo confermano autorevoli studi. Uno, fra gli altri, ha un titolo ambizioso e programmatico: Io sono cultura, realizzato da Fondazione Symbola e Unioncamere in collaborazione con la Regione Marche. Ci racconta di un Paese, l’Italia, nel quale, oggi, la cultura è uno dei fattori produttivi che più alimentano la qualità e la competitività, uno dei motori primari dell’economia”. Inizia così l’editoriale con cui Giangi Cretti apre il primo numero del 2018 de “La rivista”, mensile della Camera di Commercio Italina in Svizzera che dirige a Zurigo.


“Come ci sembrano (felicemente?) lontani i tempi di Tremonti, quando nello studio leggiamo che: “al Sistema Produttivo Culturale e Creativo (industrie culturali, industrie creative, patrimonio storico artistico, performing arts e arti visive, produzioni creative-driven) si deve il 6% della ricchezza prodotta in Italia: 89,9 miliardi di euro. In crescita dell’1,8% rispetto all’anno precedente”.

E come non bastasse, ammettiamolo, un poco ci sorprende apprendere che la cultura ha, sul resto dell’economia, un effetto moltiplicatore pari a 1,8. In soldoni (perché di questo si tratta): per ogni euro prodotto dalla cultura se ne attivano 1,8 in altri settori. Pertanto: gli 89,9 miliardi ne ‘stimolano’ altri 160, per un totale di 250 miliardi prodotti dall’intera filiera culturale.

Vale a dire il 16,7% del valore aggiunto nazionale, col turismo primo beneficiario di questo effetto volano. E già che ci siamo, a beneficio di chi si occupa di economia, puntualizziamo: il Sistema Produttivo Culturale e Creativo, da solo, dà lavoro a 1,5 milioni di persone, il 6% del totale degli occupati in Italia. Dato anch’esso in crescita: +1,5%. Evidenze queste, che non devono essere del tutto estranee alla soddisfazione con la quale Palermo (non tutta in realtà) ha accolto la designazione a Capitale italiana della cultura 2018.

Ovvio: ci sono fondi pubblici (neppure molti) che vengano messi a disposizione; c’è la concreta e legittima speranza che il turismo, e tutto l’indotto, abbia un ulteriore incremento, sulla scia di quanto fatto registrare quest’anno, impegnandosi per non deludere le aspettative di chi sceglie Palermo (e tutta la Sicilia), spinto non soltanto dalla curiosità di godere dell’immenso e suggestivo patrimonio artistico e culturale ma anche di quello enogastronomico e paesaggistico. Ma c’è dell’altro.

La volontà di riscatto, ad esempio. Che migliori la reputazione di una città, piena di contraddizioni (il che può affascinare chi non è costretto a trascorrerci la propria esistenza), afflitta da un pregiudizio che la vuole ancora infetta di mafia.

C’è anche il desiderio di affermarsi come città della civile convivenza. Che ritroviamo nelle parole del sindaco Leoluca Orlando che, per l’occasione, rilancia i temi della Carta di Palermo: integrazione, cittadinanza e diritto alla mobilità internazionale. Perché la cultura è, e deve essere, strumento di confronto, di conoscenza dell’altro, di superamento delle differenze come ostacolo alla convivenza pacifica; luogo della elaborazione di dispositivi concettuali e semantici che trovano nel tema dei diritti il laboratorio politico e culturale della nuova Europa. Insomma: cultura che genera benessere (in senso lato) e consapevolezza di sé e del proprio ruolo sociale, attraverso il riconoscimento dei diritti individuali e collettivi. Cultura che è anche assunzione consapevole e pacifica dei propri doveri”.